Nordic Walking: evoluzione o regresso?
Salute — scritto da Fabio Moretti il 26 novembre 2007di Alessandro Pezzatini
Credo che nessuno di noi possa ricordare con esattezza come si è sentito la prima volta che è riuscito a mettere un piede davanti all’altro nel tentativo di raggiungere l’oggetto del momentaneo desiderio, troppo alto o lontano per arrivarci su quattro appoggi…..
La stessa insopprimibile necessità deve aver guidato i primi ominidi via via che le generazioni si susseguivano, in un processo teso a modificare la loro struttura osteo-articolare e neuromuscolare per adeguarla a questa richiesta evolutiva: milioni di anni.
Il cammino eretto è forse la più importante scoperta individuale della storia dell’uomo: questo traguardo ha richiesto chissà quanti e quali tentativi prima di trovare una strada funzionale e mantenibile.
Così come la struttura del piede nel bambino si “attiva” nel momento in cui inizia ad usarlo come tale, le modificazioni che hanno portato la “macchina uomo” a funzionare verticalmente sono verificabili dalle scoperte dei paleontologi, che hanno messo in fila una serie di progressive evoluzioni adattative di cui noi siamo il risultato.
Non contento di avermi messo in crisi una volta, il solito Fabio mi chiede: perché mai dopo tutta questa fatica individuale e di specie dovremmo regredire ai quattro appoggi?
Devo ammettere che mi sono molto divertito a cercare di risolvere “argomentativamente” questo tranello davanti ad una ventina di attenti istruttori nazionali in procinto di fregiarsi del titolo di “Master Instructor di N.W.” nel recente supercorso di Rimini.
Qualunque risultato ottenuto con oltre quattro ore di chiacchiere e diapositive è stato poi surclassato dalla successiva uscita in spiaggia, davanti ad un mare rabbioso e spazzato da un vento umido e salato.
Al centro dell’attenta curiosità dei presenti, lavorando con un gruppo omogeneo e divertito, le varie esercitazioni e le riprese televisive hanno fatto la differenza.
Fare da cavia al loro lavoro tecnico, dopo la mia parte teorica, è stato un privilegio (chi mai potrà permettersi un corso per “Basic Instructor” così attentamente seguito…?). Ho ancora in mente la splendida sensazione di “aver volato” quando Fabio mi ha insegnato a sfruttare i bastoncini durante la “corsa balzata” e il “passo-spinta”, esercizi atletici di condivisa memoria sportiva.
Ma tornando al dilemma proposto dal titolo di questo scritto, vorrei “contestualizzare” l’uso dei bastoncini: deve essere fatta chiarezza riguardo a “per cosa” essi possano realmente essere utilizzati.
Purtroppo la maggior parte di noi usa l’auto per fare anche solo 300 metri ed è disperata se il parcheggio non è davanti a dove si sta recando: il concetto per cui è nato questo mezzo di locomozione è perso o snaturato.
Al di là di quando questo sia veramente necessario (come in caso di patologie o situazioni invalidanti), perdere di vista la funzione di movimento della “prima e unica macchina a noi indispensabile” è il più pericoloso effetto collaterale della nostra appartenenza alla società del benessere e dei consumi.
L’uso dei bastoncini può quindi rappresentare un momento di “riappropriazione” del nostro tempo fisico nel quale lo strumento, in tutte le sue possibilità di utilizzo, implementa le nostre capacità senza crearne dipendenza.
Parleremmo di regressione se fosse evidente un’involuzione fisica e se queste “protesi” fossero destinate a sostituire capacità fisiche non più presenti ed allenabili (come l’impiego di un bastone per un anziano claudicante), mentre in questo contesto il ritorno ai “quattro appoggi funzionali” deve essere visto come una conquista.
La parte attiva ed allenante di questa tecnica viene sfruttata con metodi e tempi “individualizzati” da istruttori in grado di interpretare correttamente le caratteristiche psicofisiche di chi vi si voglia dedicare. Tutto ciò rende possibile un’alternativa di movimento, un “cammino assistito” in grado di ottenere conseguenze biomeccaniche favorevoli con effetto mantenibile nel tempo: ognuno potrà imparare come gestire “la propria giusta dose” per ottimizzarle in relazione alle sue necessità.
I bastoncini possono essere paragonati alla bicicletta o ai pattini, attrezzi nati per migliorare il rapporto tra la forza impiegata ed il risultato di movimento raggiungibile: rispetto a quest’ultimi l’uso dei bastoncini conferisce un minor vantaggio meccanico moltiplicando però le possibilità di utilizzo. La differenza sostanziale è che la forza recuperata agisce direttamente sul movimento di base, il cammino; dunque il risultato adattativo è immediatamente spendibile nel quotidiano.
Inoltre l’utilizzo di questo strumento non richiede alcun tipo di adattamento “posturale” diverso dalla miglior tecnica di cammino possibile ma anzi riduce, guida ed integra la forza propulsiva necessaria all’avanzamento del baricentro.
Ne deriva che con la stessa energia si possa ottenere molto di più oppure che l’energia da spendere sia decisamente minore per raggiungere lo stesso risultato: la seconda opzione è quella che ci interessa maggiormente dato che il Nordic Walking vive nel dominio della resistenza.
Nella mia particolare esperienza lavorativa è stato straordinario constatare l’immediato miglioramento della performance di soggetti con problemi neurologici anche importanti, una volta che i bastoncini risolvono i problemi di propriocezione ed equilibrio dinamico causati da alcune specifiche patologie a carico del sistema nervoso. L’alternativa di movimento e posizione del “passeggero” (così in biomeccanica viene definito il tronco rispetto a bacino ed arti inferiori, insieme denominati “locomotore”) permane anche dopo che i bastoncini vengono abbandonati.
Ovviamente questo tempo di latenza dell’effetto è relativo a vari fattori individuali comunque allenabili, e questa specifica tecnica può essere realmente usata come “terapia di rieducazione funzionale” in una serie infinita di situazioni.
Rispondendo quindi alla domanda iniziale è corretto affermare che ritrovare i quattro appoggi, con l’uso di questo strumento così versatile e facilmente integrabile nel nostro quotidiano, possa essere paragonato ad un paio di occhiali che in momenti particolari integrano e supportano le nostre capacità di base. Una reale evoluzione funzionale.
Per necessità (in ambito rieducativo), per convenienza (un valido sostituto alla necessità dell’auto in ogni occasione) o per moltiplicare il piacere di un’uscita in gruppo dove l’orizzonte, il respiro profondo ed il ticchettìo dei bastoncini siano le uniche preoccupazioni di questa nostra egoistica pausa di vita.
di Alessandro Pezzatini
chinesiologo-chinesiterapista
neo Basic Instructor di Nordic Walking


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2 Commenti
Egr.Sig.Pezzatini,mi complimento per il suo articolo..niente male..come sempre ha colpito nel segno.In bocca al lupo per le sue molteplici attività.
Fv