Riprendersi se stessi

News, Pensieri e Parole — scritto da il 8 Febbraio 2010

In un mondo che ormai corre velocissimo, che non riconosce più le stagioni, dove tutto si è appiattito, dove tutto è messo in discussione, dove i valori non esistono più, dove l’importante è saper giocare a calcio e partecipare al grande fratello, mi accorgo che guardando quei due bastoncini, al tramonto, noi abbiamo ancora qualche carta da giocare.
Poter infilare le mani tra i loro laccioli ed iniziare a spingere, dando al cammino quella forza che lo fa diventare un cammino a trazione integrale, che ci rimette in moto il corpo e fa si che anche le porte della mente si aprano ai tanti pensieri positivi che ormai nella quotidianità non possono trovare spazio causa la frenesia del lavoro, è davvero una cosa grandiosa.
Prendere quei due bastoncini e partire, è riprendersi se stessi, rigenerare quello che si sta lentamente logorando, il nostro cervello. Tante volte il fisico dice si ma è la testa che frena e un po alla volta la pigrizia diventa consuetudine. E così anche il più bel e potente motore si ingolfa.
Tutto sta nel partire, una volta fuori il tempo si annulla, arriva pace e tranquillità e quello che sembrava un punto lontano da arrivare diventa solo una tappa di un percorso molto più lungo, un percorso dentro noi stessi. Si sente che il corpo riparte, l’entusiasmo ritorna alle stelle e tutto ci appare positivo. Si fanno progetti e si risolvono problemi e sempre camminando. Pensate voi che medicina abbiamo a disposizione ed il bello e che possiamo regalarla a tutti semplicemente passando a loro almeno un po della nostra passione, del nostro entusiasmo. Ormai la nostra è una malattia contagiosa che tutti vogliono prendere per poter sentire anche loro quelle sensazioni che leggono sui nostri sguardi durante il cammino.
Non abbiamo inventato niente, abbiamo solo ripristinato il cammino, quello semplice e vero, non fatto di sfide impossibili, ma quello che fa bene e che il nostro corpo richiede. Le montagne non sono state create per essere conquistate ma hanno un significato preciso che noi umani forse non riusciamo ancora a leggere e la nostra razionalità ci porta solo a vincerle. Ma che cosa si vince? Noi semplici camminatori appassionati di nordic walking abbiamo imparato a guardare la natura, ascoltarla, sentire quello che ci dice nel silenzio e ogni momento con Lei è un insegnamento e dobbiamo prenderlo come un regalo.  Noi facciamo quello per cui siamo stati creati, camminiamo.
Ritrovarsi nel bel mezzo di un arcobaleno, sotto una fitta e  magica nevicata, oppure a sorprendere un cervo intento a mangiare l’erba, sono momenti impagabili che possono succedere tutti i giorni, basta avvicinarsi nel modo giusto alla natura, a viverla, a guardarla e ad alimentarci dei suoi insegnamenti, per tornare a casa con la consapevolezza di aver raggiunto l’obiettivo semplice quanto importante  di RIPRENDERSI SE STESSI…. (Pino Dellasega)



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    12 Commenti

  • anna ha detto:

    Ognuno di noi ha due grandi doni: quello dell’Ascolto e dell’Osservazione. Il primo ti mette in comunicazione con il tuo essere e percepisce quello che senti dal profondo del tuo Io.
    L’altro ti permette di essere spettatore di ciò che ai tuoi occhi si manifesta: la tua vita. Sarebbe bello se tutti se ne riappropriassero.
    Il nw mette molto in relazione questi due aspetti, grazie anche al fatto che si svolge nel più semplice degli ambienti: la natura, che tutto Ascolta e Osserva. Il riprendersi Se stessi è anche questo!
    Ciao Pino!!!!!

  • lucio ha detto:

    Quando ho cominciato a camminare non uscivo senza l’ipod , in qualche modo dovevo portarmi addosso uno strumento che mi ricordasse l’ aggancio con la civiltà.
    Poi, dopo un mese, è venuta automatica la rinuncia volontaria alle cuffiette.
    Mi sono abituato ai miei suoni naturali, il mio respiro, il respiro della natura, il tic toc dei bastoncini come un metronomo naturale. Non mi è più capitato di desiderare un po di musica nelle mie uscite, anzi se ne fossi costretto , non uscirei.
    Non so se questo ritorno ai ritmi naturali sia connesso solo al nordic walking oppure se è un riflusso dovuto al bisogno di ritmi più lenti. In ogni caso grazie al nordic io questa cosa l’ho ri-scoperta.
    E’ un’ esperienza che racconto ai miei allievi! Ed è quello che calma la mia mente tutti i giorni nei viali ingorgati dal traffico di Firenze.

  • Maria Grazia Pastore ha detto:

    Ciao Pino
    hai proprio detto giusto: “riprendersi se stessi”… quante volte lo ripeto nei miei corsi…la vita è nostra, dobbiamo custodirla, è un dono troppo prezioso per non accorgerci di ciò che abbiamo, prenderci un’ora per noi, uscire, lasciare tutto…entrare in noi stessi e capire ciò che davvero vogliamo dalla nostra vita…ciò che potremmo riuscire a fare con la nostra volontà…trovare in noi stessi quella porta da aprire per risolvere i nostri problemi…solo in noi c’è quella forza…solo camminando con i nostri stupendi bastoncini potremo guardare dentro noi stessi e vedere oltre…verso quella strada che ci sembra così difficile ma così vicina da raggiungere che neppure ce ne accorgiamo…camminiamo ragazzi, riprendiamoci noi stessi e impariamo ad andare avanti anche quando ci sembra che tutto ci sia contro…solo così riprenderemo noi stessi…riprenderemo la nostra vita per mano…

    grazie Pino un abbraccio

  • Alessandra ha detto:

    Camminando ho imparato ad ascoltare… o forse dovrei dire a ri-ascoltare… i miei passi, il mio respiro, i suoni e profumi del mondo che mi circonda… e poi ho re-imparato ad ascoltare gli altri: che sia una semplice chiacchierata del più e del meno, o che sia uno scambio (sempre ricco) di idee e di opinioni poco importa…

    Camminando ho ricominciato a vedere… la bellezza del mondo, la ricchezza della compagnia di un gruppo di amici che con me condividono la stessa passione, i colori, le luci, le forme di un paesaggio: che sia una passeggiata in città alla scoperta di scorci e bellezze urbane, o che sia un parco, una montagna, un luogo diverso poco importa…

    Camminando ho scoperto di saper ancora toccare… la pressione sul lacciolo, la spinta sul bastoncino, il contatto con il terreno, l’aria fresca sul viso, il calore del sole o la leggera pioggerellina invernale sulla pelle: che sia la ricerca del movimento tecnico del nordic, o che sia una semplice passeggiata per staccare la spina dal tran tran quotidiano poco importa…

    Camminando sento che la mia mente si apre, che la comunicazione si fa fluida, che il cuore diventa sempre più sensibile e grande, che lo spazio dedicato agli altri è sempre più ampio mentre diventa sempre più piccola la sola attenzione verso sè stessi… tutto questo ogni giorno, in ogni momento della giornata, in ogni istante del proprio tempo… perchè è tutto questo che importa… perchè tutto questo è nordic!

  • Daniela ha detto:

    Quanta saggezza nelle tue parole Pino!!
    Grazie per ricordarcelo…perchè è proprio così…praticare Nordic Walking è davvero un riprendere sè stessi, dimenticandoci del corpo per diventare un tutt’Uno con la Natura e l’Universo, aprendoci a mondi e spazi infiniti con un gesto così semplice come quello del “camminare”, ora non più senza bastoncini!!
    Grazie di cuore…un abbraccio.
    Daniela.

  • adrianoB ha detto:

    Grazie Maestro….un abbraccio.
    Adriano.

  • Cecilia ha detto:

    Pino mi associo anche io nell’apprezzare queste tue parole e nel darci spunto per ripensare.
    Ripensare a noi, a come ci poniamo nel nostro quotidiano.
    La saggezza sta nella semplicità, chiarezza con cui racoonti qualcosa che molti di noi vivono, ma che non sempre si è in grado di descrivere così nettamente…e forse è proprio il camminare, il camminare costante, il camminiare alla Nordic Walking con la compagnia dei fedeli bacheti che mette davvero in moto nuovamente il pensiero e che permette di vederci chiaro, di rimetterci in modo gambe e pensiero, come dimostrano le tue righe.

    che dire…bella ed utile provocazione a pensare…e dunque a muoversi!

    buon Nordic a tutti! ed un grazie a chi mi ha dato e da occasione di apprezzalo e praticarlo.
    cecilia

  • Cristiana ha detto:

    …semplicemente GRAZIE, Pino!

  • Ornella ha detto:

    Carissimo Pino, io non ti conosco e spero che non ti dispiaccia se da subito ti do del tu. E’ solo da pochi giorni che ho scoperto il tuo sito e mi è piaciuto subito. Quello che tu scrivi lascia trasparire un animo dolcissimo, le tue parole hanno riaperto anche il mio animo spesso triste e non più capace di gioire alla bellezza della natura. E’ proprio vero che nella vita quando meno te lo aspetti, quando pensi che tutti i tuoi sforzi sono inutili perchè tanto nulla potrà cambiare e la tua esistenza sarà sempre la stessa, arriva qualcuno che ti riapre un piccolo spiraglio nel cuore. Ringrazio il buon Dio per aver dato la possibilità a mia figlia di conoscerti, ti ammira molto e quando mi parla di te mi dice che sei una persona speciale e che la fai sentire bene.
    Ancora grazie di cuore Ornella

  • angelo ha detto:

    Pino, per me sei un grande Saggio. La Natura è grande Maestra. Un tempo, il rapporto dell’uomo con la natura era scandito dal suo stesso lavoro, che aveva in gran parte a fare con l’agricoltura.
    Un altro grande Saggio riteneva indispensabile un ritorno alla semplicità, alla purezza, alle cose semplici della vita. Oggi il mondo è pieno di cose orribili: l’economia si sta mangiando la nostra civiltà creando intorno a noi un deserto dal quale nessuno sa come uscire….

  • Andrea ha detto:

    Che dire di più…provare per credere, respirare a fondo ed assorbire il più possibile l’essenza della natura e del silenzio, spingere e faticare per rilassarsi è proprio una bella sensazione.
    Un giorno passeggiando mi è uscita spontanea questa frase (che poi l’ho tenuta come motto personale!): salendo la montagna mi avvicino a Dio, scendendola torno ad essere persona.
    Spero un giorno di poter insegnare e trasmettere a qualcun’altro questi bellissimi momenti di benessere.
    Ciao a tutti

  • Arianna ha detto:

    CARO PINO, ho letto le tue bellissime parole. non vedo l’ora di poter iniziare questa esperienza del nw (insieme a te). non vedo l’ora di provare la forte emozione di sentire il mio corpo muoversi, non vedo l’ora di ascoltare il silenzio e di sentire i rumori nel silenzio, non vedo l’ora di provare quella gioia immensa dentro di me nel raggiungere la mèta, non vedo l’ora di “riprendere me stessa”. vivendo in città tutte queste sensazioni vengono a mancare. si corre sempre ma non ci si ferma mai ad scoltare ed ascoltarsi e quando quelle poche volte sopraggiunge il silenzio, sul viso delle persone intravedi la preoccupazione. è come se tutto si fermasse, la gente si tocca per capire se è ancora viva. sembra assurdo ma è così. ormai siamo troppo programmati e quando qualcosa non va come dovrebbe ci si dispera. ecco perchè a leggere il tuo articolo mi sono lasciata un pò andare con la mente, proprio perchè voglio crederci. ti ringrazio e ti abbraccio. con affetto Arianna

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