Insegnare a VOLARE

News, Pensieri e Parole — scritto da il 27 ottobre 2008

luna-p9116985-copiaMario Borno istruttore di nordic walking  di Valpellice mi scrive una frase bellissima che vale la pena di approfondire: “Ciao Pino, se insegni ad una persona a volare, a te non resta altro che sederti e vederla andar via.”


Caro Mario, le tue  parole sono speciali ma dovrebbero rappresentare una consuetudine, la giusta conclusione di un messaggio lanciato da un istruttore a chi gli si avvicina per imparare una qualsiasi attività. Trasmettere informazioni  e tecnica è relativamente facile per chi ha le competenze. Insegnare a VOLARE è un pochino più difficile. Prima di tutto vuol dire sentire dentro di se quelle emozioni che poi deve assorbire l’allievo durante le lezioni. Emozioni che non si acquisiscono con la qualifica ma sono già dentro di noi che aspettano il momento di essere liberate per far sentire bene anche gli altri. L’istruttore diventa strumento, l’allievo protagonista.  Per fortuna il cuore è uno dei pochi muscoli che non si può controllare, se ne va per la sua strada, cavalca le sue emozioni, rallenta e accellera per la paura ma anche per la gioia. ti arriva fino in gola in cima ad una salita e batte ancor più forte davanti ad un tramonto o, come dici te,  quando provi una soddisfazione nel veder i tuoi allievi contenti.

 Vederli volare è proprio il termine giusto. Persone che nella loro bellissima semplicità mai avrebbero pensato di poter fare certe cose; non sempre il traguardo deve essere la cima di un ottomila e alle volte  basta davvero poco per trasmettere la felicità. Riniziare a camminare quando si è fermi da sempre è un successo, riguardare e finalmente vedere la natura quando ci sei passato davanti ogni giorno e non te ne sei mai accorto è una conquista. Persone che ritornano a sperare, che si riscoprono e che ritrovano l’entusiasmo.

 Mettere in moto le gambe e braccia in perfetta sintonia vuol dire mettere in moto tutto, il cuore ma ancor di più il cervello. Accorgerti che il nordic walking non è un punto di arrivo ma rappresenta il punto di partenza del Brain Walking per vincere le trappole della mente e per sviluppare creatività.

La vita non è una foto ma è l’attimo che se ne va e quindi cerchiamo di viverlo intensamente dandogli ogni secondo  i colori dell’arcobaleno.  Niente dottori o medicine, solo il semplice cammino per ritrovare la giusta direzione e sopratutto per ritrovare se stessi. Il nordic walking per rileggersi, per fare un debriefing della propria vita, ripartire e  mettere da parte i cattivi segnali  che tutti i giorni ci vengono proposti. Far ritrovare agli allievi la fiducia in se stessi per darsi nuovi traguardi, piccoli ma importanti, nuovi stimoli per andare incontro ad un orizzonte che è solo nostro e che nessuno ci può oscurare se siamo noi i primi a crederci. 

Caro Mario lasciamelo dire, sei un vero istruttore, chi può camminare con te è davvero fortunato e stai tranquillo, siediti e goditi questo momento, guardali volare e se sei un tantino preoccupato osservali  in viso e vedrai che hanno  il sorriso,  e quello glielo hai saputo dipingere solo te. (Pino Dellasega)



    15 Commenti

  • Daniela scrive:

    Pino e Mario, avete descritto perfettamente l’emozione.
    Caro Mario ieri sera ho fatto un’uscita solitaria notturna, nelle vie traverse della nostra zona collinare. Ho camminato un paio d’ore sotto una polverina di pioggia autunnale che accompagnava la caduta delle foglie secche dagli alberi e per la prima volta ho avuto netta la sensazione di galleggiare su quella nuvoletta di cui mi parli sempre tu. Volare? Senz’altro ho provato una leggerezza già sperimentata nel corso delle nostre uscite ma mai percepita come reale.
    Grazie!
    Daniela

  • Giovanna scrive:

    Che emozione leggere quest’articolo! Sono una semplice allieva che da qualche mese pratica il nordic e nel quale ha trovato, oltre ad un’allenamento fisico, una nuova visione della vita ….soprattutto star bene con me stessa e trovare una serenità interiore da trasmettere a chi mi sta vicino.
    Grazie al nordic, grazie a voi, ma soprattutto grazie alla mia istrurttrice Maria Grazia, non che amica che mi ha insegnato e fatto apprezzare tutto ciò.
    Grazie!!
    Giovanna

  • Carla scrive:

    Quando una persona percorre “il sentiero” succede qualcosa dentro, l”io vuole riprendere il suo spazio e vi è la grande voglia di liberarlo.
    Ma c’è qualcuno vicino che dice “non avere fretta”, ascolta e guardati intorno, assapora ogni piccolo particolare di questo andare prima di imparare a volare. Imparare a volare… tutti noi abbiamo il desiderio di “imparare a volare”, volare nella vita, nel lavoro, nelle emozioni, nei rapporti umani. Quando osservo i miei alunni alla scuola dell’infanzia, mentre fanno finta di volare, eseguono un gesto semplicissimo ma che ha dentro tutta l’essenza di quello che vuol dire volare; aprono le braccia e si muovono nello spazio, sono pronti ad accogliere tutto quello che trovano nel loro percorso. Di solito “il volo” finisce con un abbraccio nei confronti di un amichetto di gioco: ecco che allora il “volare” assume un significato più sottile, che quello di alzarsi da terra; diventa una consapevolezza di quanto una persona è fatta di emozioni e di quanto ha bisogno dell’altro per capirlo e per alzarsi in volo.
    Praticando il Nordic Walking ci si avvicina spesso a questa dimensione, esiste in molte situazioni la voglia e la percezione di “volare”.
    Grazie Pino per tue parole – Carla.

  • Carlo Germano scrive:

    Caro Mario, credo che tu veramente abbia la capacità di mettere la gente in condizioni di volare. Tu mi conosci e sai che sono piuttosto concreto e nutro perplessità per ogni eccessiva idealizzazione. Quando affermo che tu consenti all’altro di volare mi riferisco al rispetto che hai per l’altro, per le capacità anche minime che possiede. Mi riferisco ai consigli che tu mi davi camminando sulle piste della Valpellice, senza mai giudicare se io riuscivo o meno ad applicare i tuoi ammaestramenti. Questo tuo atteggiamento di rispetto si trasforma nell’altro nella libertà di essere se stesso. Ti dico ancora “grazie”
    Carlo. un ottaseienne che utilizzava da tanto tempo i bastoncini senza un metodo

  • Letizia scrive:

    Cara Carla, è vero quello che hai detto. Anch’io lavoro con i ragazzi e per loro “l’altro” e i rapporti umani sono tutto. Anche noi eravamo così, ma diventando adulti, con il peso delle responsabilità, ce lo siamo dimenticato.
    Siamo sempre in corsa verso una meta e spesso non abbiamo neanche il tempo di guardare negli occhi gli sconosciuti che ci stanno intorno, quasi fossimo dei piccoli robot. Basta pensare a quando facciamo la spesa, o quando camminiamo in città, siamo in mezzo alla gente, ma non guardiamo nessuno.
    Facendo nordic però, ho notato che si riesce a spezzare la catena dello stress che ci tiene prigionieri e siamo più disponibili anche verso gli altri. Si riesce facilmente a guardare gli altri e a sorridere loro. Di conseguenza, questo atteggiamento, favorisce anche il dialogo o un semplice scambio di battute. Non credo che solo il nordic possa regalare questo genere di sensazioni, ma qualsiasi attività che riesca a interrompere il nostro ritmo di vita e a metterci in contatto con la nostra parte “sensibile”. Rilassandoci, anche gli adulti possono quindi riscoprire l’importanza dell’altro e dei contatti umani per sentirci più soddisfatti e felici.

  • gian scrive:

    Deve essere un’esperienza impareggiabile muovere il bacino e le braccia armoniosamente. Grazie a Mario Borno, che ha portato questa opportunità nella Valle Pellice, un giorno riuscirò anch’io,superate le trappole della mente a percorrere i sentieri montani leggero come una piuma.E’ una disciplina che sta piano piano cogliendo parecchi favori, i tempi sembrano maturi per coglierne la sua essenzialita’.Cari saluti da Bortolas Gianfranco

  • Francesco D'Angiolillo scrive:

    Ciao Pino,
    avevo già capito, da tempo, che i tuoi bastoncini non sono mossi solo dalle braccia, ma soprattutto dal cuore. Mario Borno, con molta probabilità,voleva comunicarti che tu insegni a “volare”, nei cieli dove la parola volare ha un significato molto più profondo.
    Camminare in armonia con se stessi e con la natura, se mai facendo levitare i pensieri fin dove non ti saresti mai immaginato di poterli spingere, non è forse “VOLARE”?
    Quindi, risiediti, e alza gli occhi al cielo, poichè lassù ci sono i tuoi pensieri, ma anche quelli di chi “hai insegnato a volare”.
    http://www.nordicbrainwalkigcilento.it
    Un caro saluto, Francesco D’Angiolillo

  • Pino Dellasega scrive:

    Grazie Francesco, dette da te che sei un vero cantore della natura, le tue parole mi lusingano davvero. Sarò a Pietrelcina il 19 e il 20 novembre p.v. dagli amici nordic walkers e magari riusciamo a conoscerci di persona. (Pino Dellasega)

  • laura scrive:

    probabilmente passerò da presuntuosa ma credo che poter insegnare a volare sia una cosa per pochi eletti perchè secondo me e ne ho una convinzione profonda è nel dna delle persone. tutti o quasi i gesti tecnici si possono imparare, ma trasmettere con il cuore e la propria anima quello che si vuol insegnare bhe! questa è un’altra cosa e vale ovviamente per qualsiasi attività sportiva. certamente il nordic walking a differenza di altre discipline proprio perchè praticata all’aperto può aprire i nostri orizzonti, ma se un istruttore già prima di diventare tale non si nutre della sua essenza, non si emoziona davanti alla bellezza di un arcobaleno ecc. bhe! potrà metterci tutto l’impegno che vorrà ma mai potrà insegnare a volare.

  • Pino Dellasega scrive:

    Laura, non sei affatto presuntuosa. Sono anni che mi batto per avere istruttori con meno tecnica e più cuore. Cuore che trasmette agli altri si la tecnica ma insieme a tante piccole cose che se sai guardarle sono immense. Questo saper trasmettere emozioni sono convinto che come dici te fa parte del nostro DNA ma perchè non provare a trasmetterlo anche ad altri istruttori? Il problema di tutte queste qualifiche è che si fanno corsi e selezioni per far diventare super maestri ed istruttori e si tralascia il punto chiave e cioè INSEGNARE AD INSEGNARE. Sta proprio qua la differenza in questo gioco di parole che tutti danno per scontato ma che purtroppo è lontano dalla realtà. E’ difficile vedere un arcobaleno se sei preso a guardarti nello specchio per continuare a dirti quanto sei bravo. Insegnare a volare è solo un mio modo di dire che hai colto nel segno, ma sono altrettanto convinto che se incominciamo noi per primi ad insegnarlo, altri lo capiranno, sopratutto nel momento in cui dovranno alzare gli occhi per vedere i pensieri dei loro allievi alzarsi in cielo. Tutti abbiamo dei sentimenti repressi o che facciamo fatica a far vedere. Io dico sempre, dobbiamo vergognarci di fumare o bere, non di intenerirci quardando un fiore o un tramonto. Grazie Laura per i tuoi pensieri. (Pino Dellasega)

  • Fabio Moretti scrive:

    …e per definire meglio quello che Pino ha detto nel precedente commento cioè che un corso per istruttori deve “INSEGNARE AD INSEGNARE” si potrebbe dire che gli istruttori devono acquisire la capacità di trasmettere non tanto il gesto tecnico ma “TRASMETTERE LA PASSIONE E LE EMOZIONI”. Cioè “Insegnare a volare!”
    Solo così si stimolano le persone a praticare un’attività sportiva che non deve essere fatta perchè il medico ce lo ordina ma perchè diventi per ognuno di noi una occasione di BENESSERE PER IL CORPO e PER LA MENTE.

  • Giorgio scrive:

    Io insegno a volare: a volare davvero, intendo, con l’aereo e pratico il nordic walking per divertirmi e tenermi in forma.
    E potrei confermare: senza cuore non si vola, né con le ali, né con i bastoncini.
    E neanche senza disciplina, del corpo e della mente.
    La tecnica, se ci sono mente e cuore, non è più una costrizione, ma l’unico modo giusto di fare le cose.

  • Letizia scrive:

    Carissimi, secondo me per “insegnare a volare” l’istruttore oltre ad essere un nordic walker tecnicamente perfetto e preparato, deve essere in grado di trasmettere il suo entusiasmo. L’esperienza però mi insegna che gli insegnamenti basati solo sul “cuore” non hanno effetti duraturi. Per un insegnamento efficace bisognerebbe essere CAPACI di INSEGNARE. E questo è molto difficile. Ci sono varie tecniche (che sono però troppo lunghe e complicate da spiegare in questa sede) da adottare a seconda delle caratteristiche dei propri “alunni”. L’istruttore quindi dovrebbe essere anche un po’ psicologo… affidarsi al suo cuore e al suo istinto per cercare di comprendere bene e di essere in sintonia con il suo allievo, ma poi per insegnare…. ci vuole TECNICA

  • Fabio Moretti scrive:

    Letizia, hai perfettamente ragione. Alla base di tutto ci deve essere la massima professionalità tecnica e formativa dell’istruttore. E quando un istruttore preparato ci mette anche il “cuore” e la passione e riesce a trasmettere agli allievi tutto questo allora ha fatto egregiamente il suo lavoro.
    Per arrivare a questo però bisogna da un lato esserci portati (come dici tu avere anche un po’ l’istinto dello psicologo per capire le personalità delle persone) e dall’altro aver acquisito molta esperienza di insegnamento.
    Se io dovessi tornare indietro a 5 anni fa quando ho iniziato ad insegnare il nordic e valutare quell’istruttore probabilmente non lo riterrei una persona preparatissima ma oggi, dopo aver acquisito esperienza con diverse migliaia di persone a cui ho insegnato il nordic e aver seguito diversi corsi di specializzazione, sicuramente posso ritenermi soddisfatto della professionalità che ho raggiunto.
    Però non c’è un punto in cui si può pensare di aver raggiunto il massimo della preparazione perchè si può e si deve continuare a crescere e il rapporto continuo con le persone ci aiuta sicuramente in questo e, se uno li sa ascoltare, ci fornisce continuamente degli stimoli per ampliare le nostre conoscenze…
    Con Pino stiamo portando avanti un progetto che va proprio in questa ottica e cioè di riuscire a creare un qualcosa che permetta agli istruttori di crescere profesionalmente. E sicuramente, vista la passione e l’impegno che ci stiamo mettendo, riusciremo a “volare” anche questa volta.

  • Carla scrive:

    Mi vengono in mente alcune parole che ho letto tempo fa su un libro e sono queste:” ARMONIA TRA FORMA E CONTENUTO”. Sono forti queste parole, sono piene di senso, spiegano come una persona dovrebbe cercare non di far vedere, ma di essere. Con il cuore e non con la forza,con l’esempio gli altri possono davvero seguirci.

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