Dal VERDE al BIANCO….passo dopo passo
News, Pensieri e Parole — scritto da Pino Dellasega il 25 novembre 2008
Si continua a camminare incuranti del correre delle stagioni. Passo dopo passo si attraversano estensioni di bucaneve, prati colmi di fiori, si calpestano migliaia di foglie e infine si apre la prima neve. Incuranti del progresso, le stagioni vanno e vengono senza dover subire, per fortuna, i voleri dell’uomo. E’ proprio questo il bello. Chi crede di aver tutto ormai sotto controllo è solo un illuso. L’universo va per la sua strada, come ha sempre fatto, in una armonia che ciclicamente si ripete e che regolarmente sa spiazzare le drammatiche previsioni dei più grandi scienzati. Per me sono solo momenti stupendi, che purtroppo vanno e vengono troppo velocemente, forse anche perchè so apprezzarle.
E così anche quest’anno, anticipando le date del calendario è arrivato l’inverno. Se non proprio l’inverno, la neve, quella vera, si. Ieri calpestavo gli ancora verdi prati di Roma colmi di amici e oggi la fredda neve della Valle di Fiemme. Due scenari completamente diversi ma con un comune denominatore: i bastoncini e tanta voglia di camminare. Passi che diventano felpati e che lasciano il segno del passaggio.
Ti illudi di essere il solo e invece all’improvviso ecco altre tracce con due buchetti laterali, sono fresche, vorresti correre per passare davanti o solo per vedere chi è il walker ma all’improvviso un bivio ci separa e proseguo nella verginità della neve spaccata solo da qualche traccia di capriolo o lepre.
Finita la salita il lungo piano che mi aspetta ni ricorda che pochi mesi prima mi faceva festa con i suoi gigli rossi e con la fragilità dei fili d’erba. Un po di nostalgia rimane se non altro per il freddo che è pungente ma non da fastidio, anzi me lo godo. Penso però che dopo il lungo inverno, con l’arrivo della primavera altri nuovi e interessanti programmi mi aspettano e così incomincio il mio tratto di Brain e la mente spazia ed esplora nuovi sentieri mentali, nuove idee arrivano che intanto parcheggio ma non escludo. Come in un puzzle ogni pezzo ha il suo posto, ho capito che bisogna solo avere la pazienza di aspettare ed incanalarlo al momento giusto. ![]()
Faccio una considerazione, troppa carne sul fuoco, forse troppa ma ormai ho capito che idee e progetti è meglio averne diversi perchè quando uno o l’altro inevitabilmente si arresta si salta sull’altro e via di nuovo. Il silenzio della discesa e anche i pensieri sono rotti dal tonfo dei tronchi che amici stanno facendo scivolare a valle con un’arte dei tempi antichi ma sempre efficace.
Mi fermo per scambiare due battute e godermi l’affascinante spettacolo. Uno di loro mi dice “no as ancora finì de ndar con chei bacheti?” Sorrido, ma dentro di me so che quei “bacheti” sono la porta di accesso al dialogo con me stesso ma non dico niente, è difficile farlo capire.
Riprendo a camminare ma ormai è fatta, il Brain ha fatto il suo effetto e ho trovato una soluzione che da tempo cercavo e così non vedo l’ora di dar via alla nuova idea e dopo una bollente doccia salto in macchina e via diretto alla Sportiva…..in fondo, chi si ferma è perduto. (Pino Dellasega)


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3 Commenti
Leggendo il tuo pezzo, mi sono ricordato che prorio domenica mattina mi sono trovato in una situazione un po’ simile alla tua, il primo vero freddo, la prima vera neve dell’ anno che si attacca alle montagne, il vento un po’ piu’ pungente.
Stacco i bastoncini per abbeverarmi all’ Alpe pra’ Fontana e mi metto a parlare con un signore (propietario dell’ unica cascina rimasta in piedi) di sentieri, sorgenti, di quale fonte ha l’ acqua piu’ buona, dello spettacolo delle montagne e delle valli davanti a noi, la val Cannobina, la Zeda, Il Rosa, i 4000 del Sempione e il Verbano a far da cornice a quell’ incanto e di tanti luoghi ” da andarci a piedi “.
Dopo un po’ inizio a sentire freddo, ho passato venti minuti a chiacchierare e quasi non me ne sono accorto !
É ora di scendere a valle, ho promesso alla morosa che sarei tornato per pranzo ed un po’ a malincuore, mi immergo nello scricchiolante bosco di faggio.
Grazie
Caro Pino, la tua ultima frase mi ha commossa. “Chi si ferma è perduto” è il motto della mia famiglia, lo diceva sempre mio padre fin da quando eravamo piccoli, per insegnarci “tutto”. Lui riusciva ad adattarlo a qualsiasi situazione. E io cerco sempre di metterlo in pratica… e intanto cammino…
Ciao PINO
Ho imparato camminando ad entrare in armonia con tutto il mio essere inevitabilmente il tutto poi si estende per incontrare persone che comunicano con un linguaggio che non puo’ essere classificato .Rivedo cosi i miei pensieri nei tuoi scritti.
MARIO