A Volpiano localita Vauda un nuovo parco per il nordic walking

Eventi e Manifestazioni — scritto da il 8 agosto 2017

Vauda, storia di acqua

NNW Vauda park Cartina Sentieri

L’associazione “NEW NORDIC WALKING” di Volpiano con tutti i suoi istruttori e articolo inviato da Salvino Albanese, di seguito la descrizione del parco per il nordic walking.

Benvenuti in Vauda! Davanti a voi l’estremità di una “lingua” di depositi fluvioglaciali che parte dalle montagne del Malone e dello Stura di Lanzo per arrivare fino a Volpiano. Si tratta di un’alta pianura, cioè di un altopiano rialzato di qualche decina di metri rispetto al livello su cui ci troviamo, quello della Pianura Padana.

Molti sostengono che il nome Vauda derivi dal celtico vald, che significa bosco, ma alcuni le attribuiscono l’origine voda, che vuol dire acqua, e potrebbe essere perché è l’acqua la protagonista della storia della Vauda.

Al termine delle glaciazioni, l’enorme quantità di acqua, prodottasi dalla fusione dei ghiacci, erose e trasportò tutto il materiale ciottoloso e terroso che oggi costituisce la Vauda. Le acque dello Stura e del Malone la modellarono, delimitandola ed erodendola ai suoi lati, mentre l’acqua che ci correva sopra cominciò a incidere piccole valli e ad alimentarne i rii.

I contadini, descrivendone il suolo, parlano di una terra dura quando è asciutta, ma acquitrinosa dopo le piogge. I geologi spiegano che è dovuto ad un lungo processo di dilavamento ad opera della pioggia, che ha progressivamente impoverito il terreno di nutrienti e lo ha arricchito di argilla e ossidi di ferro. Questi, responsabili del colore rosso del terreno, formano ad una certa profondità uno strato impermeabile che raccoglie l’acqua sotterranea e la convoglia alle risorgive caratteristiche della Vauda bassa di Volpiano, di cui la Fontana del cup è certamente la più nota.

VAUDA ALTA DI VOLPIANO (accesso da Madonna delle Vigne)

Quando qui c’era il bosco

Un bosco unico ricopriva tutta la Pianura Padana. Si trattava del bosco planiziale, costituito principalmente da querce e carpini. A poco a poco cominciò un graduale disboscamento per ottenere campi da coltivare, spazi per le strade e per gli insediamenti abitativi.

Intorno all’attuale Volpiano nel Medioevo risultavano ancora la Silva Vualda, la Silva Vulpiana, la Silva Gerulfa. Più tardi, anche la Vauda, malgrado fosse un terreno difficile per l’agricoltura soprattutto nella sua parte alta, venne messa a coltura: le principali produzioni sono state grano, granoturco, segale, canapa, saggina, quarantina, patate e della vite rimane traccia praticamente soltanto nel nome della chiesetta dedicata alla Madonna delle Vigne. Le parti meno produttive vennero inizialmente lasciate improduttive, ma la forte richiesta di legna da ardere per la cottura delle argille del terreno nelle fornaci presenti in Vauda contribuì ad un’ulteriore fase di disboscamento.

Il bosco è rimasto nelle piccole vallette dei rii e sulle scarpate, perché il terreno troppo pendente non poteva essere destinato ad altro uso, anche se oggi nelle zone più marginali stiamo assistendo ad un importante ritorno della vegetazione arborea, tra cui spicca l’esotica robinia, più conosciuta con il nome di gasìa. Gli animali che da sempre hanno abitato questi boschi (volpi, faine, cinghiali, caprioli, tassi) tornano ad avere spazi sempre più ampi.

La Vauda oggi risulta essere un’area ecologicamente interessante per le peculiarità botaniche e faunistiche. Dei suoi 5000 ha la Regione Piemonte ha voluto tutelarne 2600 ha istituendo una Riserva naturale nei comuni di Nole, San Carlo, San Francesco al Campo, Lombardore, Rivarossa, Front e Vauda Canavese


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